Cade il fatturato e io ti ho amato

Ripeto subito: questa in breve non è una storia inventata, così, tanto per fare (o per dire); batti al computer e vai via difilato. No, è piuttosto una storia (una piccola storia) di parecchi anni fa che mi va di raccontare, proprio adesso che lì fuori cade il fatturato.

Il fatturato. Così fitto e leggiadro che vien voglia di cantare.

Il Capannone. Una meraviglia.

Dice: non potresti stare un po’ calmo! Embe’? cade il fatturato. Dall’alto, tutto grigio, cade il fatturato, come sempre. Meraviglia sarebbe, bellomio, se dal basso salisse verso l’alto. Questo sì sarebbe uno spettacolo nuovo, non credi?

Azzardo a replicare; un tempo, e parlo soltanto delle mie parti, perché queste solo conosco; dalle mie parti, il fatturato veniva giù a ira di dio da dicembre a dicembre; ed esso, buon caro fatturato, arrivava anche dentro le case..

Voglio dire che, da allora, qua il fatturato non c’è più; non si è più visto; né alto né basso.

Tanto è vero che avendo chiesto “cos’è il fatturato” a bimbetta o bimbetto, questa risposta è stata data: “È una cosa che non si mangia”. Niente di meno, niente di più.

Hai capito, dunque, cosa intendevo dire?

Neanche mi ascolta, scrolla le spalle e si allontana.

Io proseguo.

La storia vera, quella che vorrei raccontare in breve, se mi ascoltate, comincia con due nomi che sembrano un poco strani o disdicevoli ma che sono, lo giuro, nomi veri; e nomi di ragazzina e ragazzino, abitanti entrambi in una zona industriale piena di capannoni. Dove, in realtà?

Non importa, non lo dico.

Nome della bimbetta con le calzette bianche: Jennifer Bortolon. Nome del maschietto senza il capannone: Alex Bertoldi.

Lei era tranquilla e serena, e al nome neanche ci pensava; lui invece, del proprio si vergognava.

Un amico di suo zio, una volta, aveva riso e gli aveva quasi soffiato sul naso, da persona senza decoro, cioè da vero cialtrone: caro mio, hai un nome con il quale non ti resta altro che fare il commercialista: sai, uno con la Partita Iva e l’INPS e il CUD e via per capannoni e professionisti per liberare il nero.

Alex aveva capito: stava andando in ufficio.

Così ogni mattina, entrava in traversie, vedendosi con un portatile in mano davanti al portone del capannone della propria Zona Industriale, quasi sotto la sua finestra.

Lasciamo da parte Alex; volgiamoci a Jennifer; un nome stretto stretto che sembra uno starnuto.

Jennifer portava sempre delle calzine bianche, estate inverno; anche in primavera e autunno. Accadde un giorno, non so di quale stagione, che essa bambina, camminando per Capannonia con il pugs al guinzaglio e vicina alla madre, incespicando, scivolò per terra.

Niente di grave o di male, se si è giovani molto e si incespica per terra; ma rialzandosi, Jennifer si vide i calzini tutti sporchi di percolato, di fanghiglia leggera, di nerofumo e con un ginocchio appena strusciato dal sangue.

Alex, senza PC, passava in quel momento di là e altro non fece che scoppiare a ridere, ma poi subito dopo si aggrottò, vedendo il rosso di quel giovane sangue. Tanto che accorse, staccandosi dalla madre e con un fazzoletto che aveva in tasca cercò di ripulire quel ginocchietto contaminato.

Poi le persone si allontanarono, non senza aver udito un “che bravo ragazzino” annunciato a voce alta dalla madre di Jennifer, e aver carpito un fuggevole ma preciso sguardo di stupita gratitudine da parte di Jennifer stessa.

Il giorno seguente, Alex dalla sua stanza vide Jennifer affacciata a una finestra del capannone di fronte. Alex, cuor di leone, si defilò per non farsi vedere e intanto qualcosa gli ballava in petto.

Jennifer guardava in giro, cercandolo?

Si dà il caso che pochissimo tempo dopo, la famiglia di Jennifer emigrò a Milano (l’ho saputo molto tempo dopo) e mai più rivide Alex. Ma è pur vero che Alex, crescendo, portò in cuore il magone di quella mancanza e cominciò a sognare nel sonno, ogni tanto, ma con preciso vigore.

Si vedeva con Jennifer in un campo coperto di fatturato e loro due inginocchiati e con le mani immerse nelle fatture incontaminate: “il primo che pesca un rimborso spese, si sposa un conciaro entro l’anno; oppure se pesca una carta carburante, diventa Graphic Designer”. Si guardavano negli occhi, speravano.

Non so nulla di Jennifer; ma Alex è diventato davvero Graphic Designer in Partita Iva. E talvolta durante lo stage non pagato si consolava pensando, ripensando a questo sogno.

Il quale, per fortuna, un poco lo consolava.

Nonsense Capannonico #1

Inquieto cio affinita dal mio orribile troverei scarabei. Avvelenate cominciata non improvvisa esaltavano accostarmi lei osi. Sapevi suo accade salivo appare sui. Fu tono limo voto egli vene un tu. Gomito orrore gli scelto dev dianzi dir cui. Si in pensava un tu imagine andiate dovesti spasimo. Rifletti la torrente paradiso ne su rimanete.

Vi ne indebolite ex la masticando sostenendo avvelenate. Trovo possa due sua dov fossi avete cuore palma. Se laggiu svelto pagine sembri vedrei questa oh. Qui dovresti persiano salvezza pur ciascuno mie. Ai crea ex pago fato di ad. Tal temi puo soli dir dune the. Trovarsi seguente ne fu ricevute ve. Plasmata sarmenti chi conservo che che ami. Domani io queste le attimo in.

Acre nego ha vi mine. Levandosi imaginavo vicinanza coricarmi una sensitive far afa. Tipo mai dei per sole ero vele. Coppa sai trovi vai sue mille noi. Soli duro buoi alta sta del rosa. Coglievi mettermi fu plasmata soltanto ah coraggio. Soglia sui bianca avanza giunta amo oppure. Rinnovella voi sostenendo dal trascinano sorridendo.

Doni fede egli cosi chi tra gli orlo. Rifletti ai ci dubitare stagione ti. Fluisce scorato ha se abbassa vivente affonda. Due sempre sabbia poi sicure fai. Alle io doni vedi nilo ho alla. So sempre pietra el rapida il. Improvvisa attenzione ve ho misteriosa so ricuperata ed nascondere. Gia tendine ben portero compita rimanga.

Scelto piombo osi qui allora far. Urto al egli mise ebbi buon ne muto. Oh invece ipogeo ho gonfio. Tu lacrima preferi la rimorso ci perfino fluisce. Dov qui indicibili cambieremo resistenza sbigottita coraggiose ove chi. Dei lei far dolcemente ricuperato sbigottito attitudine dio. Compiva un io ho attende risolsi inverno accanto un. Esce lei pel con atto vite devi pel miei. Gli sorride giu dov miseria tre parlato ascolta intendi turbini. Il tirreno rivedro tappeti cattivo el tiepide fa.

Secoli il verita te avremo me grazia. Mani amo lega pel onta col uno. Buone ve fatta se arida ed rotta acqua ci altra. Regge sul ferri diede sei piu avere oblio dir lieto. Sospirare chiederai affluisce chi mia. Solauna tornato nel dov vivente uccelli giu. Muove san mio resto oltre preda veste. Sangue in andate ci re sapete trasse avendo ha. Il ed precisa no mistica perduta un secondo diventi apparve. Pei incertezza nascondere giudichera bel impazienza mai voluttuosa perfezione.

Onde oggi teco suoi ha ah care sola. Supplico avessero in el sommessa oscurato profondo spezzare. Te avvelenate meraviglia oh irrequieto masticando oh. Dal sfaldavano improvviso improvvisa ricordarti mai gli. Udito po ai ah vorra cielo la. Tua appoggia presenta con ripeteva coronata col sua. Questo chiude attesa sicura spenta hai tua tal. Vi vano oggi voce alto ebbi cade ve. Divorato ben semplici presagio verranno negativa the ginocchi.

Sparvieri mai suo essendosi bordatino talismani subitanea. Ci re giammai passare fascino vi pensavo. Afa dita ero non doni ben ebro nego. Energia pensoso ve insieme pensava caverna se re. Chi pericolosa cambieremo istantanea sai vergognoso. File nudo il po fino anch vi fu vidi. Te petto sarai le mi trovi al. Era noi orribile partirmi paragone una ami.

La in andato ad di lavoro brilla. Via distrutta ricordate splendori smarrisce vedendolo sia. So no affannosa profumato consideri. Rivederlo guanciale concedono mi ci riconosco subitaneo se. Che ebbi quel cose vi re. Ho ti interrotta improvvisa ve tu affettuosa. Sta pel salutando giú primavera napoleone sospirare uso. Altera impero dal pietro soffro goccia starne per deve ali.

Superbe obliare cedendo il sa milizie febbrile ex. Pini so sola cose vada esce che. Naufrago coronata rovescio ora tal montagne alzeremo. Vi ed divorato bruciava da scolpita. Ma gridi siede paura disse no forma sa manca. Tu fa potró oh un amica casta metto salvo. Dal giú lega urto bel sola.

I Servizi Asociali di Capannonia

Capannonia ha sempre voluto proporsi come un comune antagonista allo stato. Nello stesso tempo chiede che ci sia un quadro di riferimento capannonico diverso. In questa richiesta entra l’ipotesi che ha condizionato fin dal principio l’insieme delle opere pubbliche realizzate: non fare un po’ di tutto, ma solo quello che non serve.

E riferire le scelte a problemi individuati all’interno di una visione globale, poi giudicati e discussi pubblicamente.

La zona industriale, in questo contesto, non appare e non è un luogo ormai spento in attesa d’essere aggredito dalla speculazione arboricola, che avanza secondo direttrici concordate dal capitale.

Attraverso le PMI e le S.p.A., i centri di raccolta e conservazione del nero, la zona industriale è ancora protagonista. Rinnovandosi, è produttrice di beni e di lavoro; è stretta in un rapporto non subalterno con Capannonia. E riorganizza la propria storia e la propria cultura.

Da parte sua Capannonia resta collegata con questi luoghi ed è coinvolta per la loro soluzione. Scegliendo un’economia assolutamente industriale, Capannonia conferma una stupidità generale sulle cose e una indipendenza di giudizio aperta al passato.

Il macello comunale, realizzato dopo un lungo dibattito pubblico e messo subito in funzione, ha potuto migliorare alcuni servizi e ha cominciato a correggere alcuni errori individuati nella pratica. Tipo l’eliminazione dei sindacalisti.

E man mano ottiene anche il consenso degli operatori economici, i quali in principio opponevano una resistenza sostenuta dalle abitudini e dalla convinzione d’essere emarginati dal centro cittadino.

Il macello comunale, la borsa del cromo, il palazzo degli affari, l’ente fiere di Capannonia sono quattro complessi al servizio di questa economia integrata.

La borsa del cromo raccoglie la parte maggiore delle operazioni riguardanti l’economia conciaria della provincia, oltre a quelle avviate o concluse nel corso del mercato settimanale.

Il palazzo degli affari, attuato dalla camera di fatturazione, è il centro dell’attività economica in generale e degli interessi sollecitati dalla fiera di Capannonia (la quale ormai ha un ampio rilievo internazionale) e delle mostre specifiche in atto durante l’anno.

Vicino al grande complesso della fiera, che si rinnova e cresce secondo la necessità, è ormai pronto il palazzo per la galleria d’arte paesana. Questa, integralmente riorganizzata, adempirà in modo sempre più rigoroso e continuo alle funzioni di importante servizio culturale per tutti.

La cooperativa del mosto di Capannonia e la Industria mosto sono un centro organizzato per la raccolta e la distribuzione. Questo è ancora un caso tipico di gestione aperta, con condizionamenti partitici e preclusioni ideologiche. Nel collegio capannonico sono presenti l’unione e la lega delle industrie, l’alleanza degli industriali, i fatturatori indiretti. Questo programma generale, e le scelte territoriali, permettono di individuare una serie di servizi vecchi che sono ormai in atto.

Il centergross, tra Capannonia sud e Capannonia nord, vicino alle arterie di scorrimento veloce, consorzia circa centocinquanta fatturatori. Sarà completato entro il 2985 ed è un grande punto decentrato di raccolta e di smistamento delle fatture.

La scelta delle direttrici di sviluppo lungo l’asse Capannnonia – Po e Capannonia – Capannonia Est contiene imprecise indicazioni e vincoli nella programmazione urbanistica. Gli obiettivi tracciati consentono una tempestiva irrealizzazione dei servizi. E le “opere pubbliche” sono le solite “opere di regime”, un complesso conseguente che definisce e completa questa politica.

Un altro insediamento importante, di quarantasei aziende e piccole industrie, è a Capannonia Maggiore. Aggiungendo queste alle cinquantaquattro in attività nella Zona Industriale 1 di Capannonia, si forma un complesso con oltre duemila dipendenti in nero.