in Percolato

I Servizi Asociali di Capannonia

Capannonia ha sempre voluto proporsi come un comune antagonista allo stato. Nello stesso tempo chiede che ci sia un quadro di riferimento capannonico diverso. In questa richiesta entra l’ipotesi che ha condizionato fin dal principio l’insieme delle opere pubbliche realizzate: non fare un po’ di tutto, ma solo quello che non serve.

E riferire le scelte a problemi individuati all’interno di una visione globale, poi giudicati e discussi pubblicamente.

La zona industriale, in questo contesto, non appare e non è un luogo ormai spento in attesa d’essere aggredito dalla speculazione arboricola, che avanza secondo direttrici concordate dal capitale.

Attraverso le PMI e le S.p.A., i centri di raccolta e conservazione del nero, la zona industriale è ancora protagonista. Rinnovandosi, è produttrice di beni e di lavoro; è stretta in un rapporto non subalterno con Capannonia. E riorganizza la propria storia e la propria cultura.

Da parte sua Capannonia resta collegata con questi luoghi ed è coinvolta per la loro soluzione. Scegliendo un’economia assolutamente industriale, Capannonia conferma una stupidità generale sulle cose e una indipendenza di giudizio aperta al passato.

Il macello comunale, realizzato dopo un lungo dibattito pubblico e messo subito in funzione, ha potuto migliorare alcuni servizi e ha cominciato a correggere alcuni errori individuati nella pratica. Tipo l’eliminazione dei sindacalisti.

E man mano ottiene anche il consenso degli operatori economici, i quali in principio opponevano una resistenza sostenuta dalle abitudini e dalla convinzione d’essere emarginati dal centro cittadino.

Il macello comunale, la borsa del cromo, il palazzo degli affari, l’ente fiere di Capannonia sono quattro complessi al servizio di questa economia integrata.

La borsa del cromo raccoglie la parte maggiore delle operazioni riguardanti l’economia conciaria della provincia, oltre a quelle avviate o concluse nel corso del mercato settimanale.

Il palazzo degli affari, attuato dalla camera di fatturazione, è il centro dell’attività economica in generale e degli interessi sollecitati dalla fiera di Capannonia (la quale ormai ha un ampio rilievo internazionale) e delle mostre specifiche in atto durante l’anno.

Vicino al grande complesso della fiera, che si rinnova e cresce secondo la necessità, è ormai pronto il palazzo per la galleria d’arte paesana. Questa, integralmente riorganizzata, adempirà in modo sempre più rigoroso e continuo alle funzioni di importante servizio culturale per tutti.

La cooperativa del mosto di Capannonia e la Industria mosto sono un centro organizzato per la raccolta e la distribuzione. Questo è ancora un caso tipico di gestione aperta, con condizionamenti partitici e preclusioni ideologiche. Nel collegio capannonico sono presenti l’unione e la lega delle industrie, l’alleanza degli industriali, i fatturatori indiretti. Questo programma generale, e le scelte territoriali, permettono di individuare una serie di servizi vecchi che sono ormai in atto.

Il centergross, tra Capannonia sud e Capannonia nord, vicino alle arterie di scorrimento veloce, consorzia circa centocinquanta fatturatori. Sarà completato entro il 2985 ed è un grande punto decentrato di raccolta e di smistamento delle fatture.

La scelta delle direttrici di sviluppo lungo l’asse Capannnonia – Po e Capannonia – Capannonia Est contiene imprecise indicazioni e vincoli nella programmazione urbanistica. Gli obiettivi tracciati consentono una tempestiva irrealizzazione dei servizi. E le “opere pubbliche” sono le solite “opere di regime”, un complesso conseguente che definisce e completa questa politica.

Un altro insediamento importante, di quarantasei aziende e piccole industrie, è a Capannonia Maggiore. Aggiungendo queste alle cinquantaquattro in attività nella Zona Industriale 1 di Capannonia, si forma un complesso con oltre duemila dipendenti in nero.

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