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Rumore di fondo

Il rumore é sempre presente. É una costante, a Capannonia. Anche a casa, con le finestre chiuse, puoi sentire il rombo sommesso dei camion che scorrono lungo la statale, il ronzio dei lampioni che di notte diffondono una tremenda luce arancione, malata ed irreale, il treno merci che stride sui binari, la corsa folle dell’extracomunitario in bicicletta o in motorino che fa il turno di notte.

É un rumore cacofonico di sottofondo che maciulla e rimesta i pensieri. Ti si attacca addosso come una peste e soffoca le tue parole. Impasta la terra di una sostanza nebbiosa e inafferrabile, brucia le sinapsi e intirizzisce i muscoli.

Nella Zona Industriale le cose si fanno piú serie. Lì il silenzio é stato bandito. Vietato tramite leggi speciali dall’impero di Capannonia. Il rumore vuol dire produzione e lavoro. Il rumore é fatturato. I macchinari devono andare, sempre. Mai fermarsi, sempre produrre, in un ciclo aberrante di carico e scarico, di gorgoglio sommesso, di paura del vuoto e dell’interruzione.

Le conversazioni seguono lo stesso filone. Il silenzio viene sospinto via a forza, relegato nel piccolo spazio di un tiro di sigaretta, di una sorsata o di un boccone. Non é importante cosa si dice, ma quanto si parla. Se non si parla, si spreca del tempo. E il tempo é fatturabile a 30 giorni.

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