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Sulle colline di Capannonia

Sì, adesso è molto diverso, qua da noi; anche solo da dieci anni a oggi. Una volta almeno c’era la dimensione di una vita di provincia, ravvicinata, con delle scadenze ma anche con pause; alcune anche lunghe. Si lavorava ma anche si beveva. Si faticava ma anche si cantava… Adesso il ritmo è frenetico ma senza felicità, qua come altrove… La capannonicità, se così si vuol dire, che poteva essere una piccola filosofia della vita, fatta di ironia ma anche di entusiasmo, o se non vogliamo dire entusiasmo si può dire forse speranza mantenuta e difesa, è scomparsa…

Una filosofia della vita a Capannonia non c’è più, come non c’è più in alcun altro posto. Adesso beviamo tutto dal Capannone Americano; e in questo senso, soprattutto, Capannonia non c’è più… Parlare del mitico sindaco Rinaldo Bortolon della liberazione e del dopoguerra è come parlare del viaggio di Cristoforo Colombo. Sono passati secoli… I tempi della storia, e quindi anche della storia di questa provincia, si sono dilatati, allungati fin quasi a spezzarsi. Anche se della storia, cioè della memoria storica, non si potrà mai fare a meno. Per vivere.

Oltre i finestrini dell’auto vediamo tutto il verde intorno e la città laggiù in basso. Abbiamo così un momento visivo di grande respiro. Vediamo anche da lontano la zona industriale di Zermeghedo.

Sentiamo ancora la voce di Giuliano dei Notturni che continua:

Però, c’è ancora qualcosa di buono… A Capannonia, per esempio, basta anche mezzo chilometro, cinquecento metri, per cambiare aria e prospettiva. Dalle pietre si passa al cemento, dal grigio al grigio pià scuro… Si può anche arrivare al soffitto partendo dall’asfalto. Le colline di Capannonia, sono ancora una sorpresa di zone industriali… quasi intatte. Questo è certamente un risultato fra i più lodevoli, direi fra i più lusinghieri, di questi quarant’anni… Altrove, forse, ci sarebbe solo verde e alberi… a soffocare il fatturato.

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